giovedì 20 giugno 2013

Fondazione Bassetti: innovare con bellezza per rilanciare la manifattura

Old economy a chi? È proprio il caso di dirlo perché, dopo aver tessuto le lodi della tecnologia, oggi, a livello globale, si sta ripensando il ruolo della manifattura, del saper fare artigiano e del produrre. «Ripensare» che non significa «riproporre», ma innovare strutturalmente. Il XXI secolo impone una riflessione e un cambiamento del modo di produrre valore: Fondazione Giannino Bassetti, la cui missione è dare impulso alla responsabilità nell'innovazione, si fa ispiratrice di una nuova politica del fare attraverso il progetto Making in Italy - Making in USA: "Artisanship, Technology and Design. Innovating with Beauty", in programma dall'11 al 24 giugno a San Francisco nell'ambito dell'Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. "Attraverso diverse modalità scelte – dibattiti, mostre, workshop – a San Francisco ci accingiamo a "mettere in scena" forme di creatività e innovazione che corrispondono all'incontro tra due civilizzazioni: quella italiana del saper fare artigiano e quella digitale della Silicon Valley - dichiara Piero Bassetti, presidente della Fondazione. Coinvolgere "i poteri" intorno a obiettivi di bene comune è il nostro modo di interpretare la responsabilità nell'innovazione. Raramente tante istituzioni italiane di prima importanza si sono presentate insieme per un'occasione internazionale, come accade oggi a San Francisco: Regione Lombardia e Comune di Milano; le Camere di commercio; il Politecnico di Milano; la Triennale; Confartigianato; gli sponsor Deutsche Bank, Poltrona Frau Group, FIAT e Autogrill. Ciascuno ha compreso di poter sostenere - con diversi gradi di responsabilità - artigianato e design come "nuove definizioni del lavoro" non in modo celebrativo, gloriandosi del passato, ma per il presente e per il futuro dei nostri giovani, che faticano a trovare opportunità e le cercano in un mondo "glocal". "Ecco la ragione dell'incontro tra l'avanguardia californiana, che prima ha generato il Web e oggi usa la rete per ripensare la manifattura (dal bit all'atomo); e l'avanguardia del "saper fare con bellezza", che reinventa la bottega leonardesca attraverso il connubio tra abilità artigiane e innovazioni politecniche. Il Paese conclude Piero Bassetti ha di fronte a sé una prospettiva enorme che non possiamo perdere: mettere insieme la nuova rivoluzione digitale con la sapienza artigiana del fare e del fare prodotti personalizzati. Si parla molto di disoccupazione giovanile, ma questa è una delle possibilità più concrete per rilanciare la nostra economia che ci è capitata negli ultimi 30 anni". La diffusione di tecnologie "nuove" ma già sperimentate, come le stampanti 3D e dei laser cut, permette la produzione di oggetti in tempi più rapidi rispetto a quelli dei vecchi artigiani. In passato, per riuscire a produrre un oggetto, un artigiano aveva bisogno di anni di studio del materiale (la famigerata soglia delle diecimila ore di pratica): la sua sapienza nasceva dalla capacità di combinare in oggetti fisici il design studiato da altri, di trasformare le idee in materia. Oggi le stampanti a tre dimensioni, la rivoluzione del bit che diventa atomo (informazione digitale che diventa materia) permettono a chiunque disponga di un progetto digitale di trasformarlo direttamente in prodotto. "Si potrebbe pensare che questa nuova rivoluzione spiazzi in modo inesorabile il saper fare artigiano italiano spiega Piero Bassetti. In realtà è esattamente il contrario: quanto più questa tecnologia si affermerà, tanto più il modo di produrre e consumare aprirà per i nostri operatori opportunità enormi. Le stampanti 3D e i laser cutter sono usciti dai garages e divenuti fatto produttivo, come moderne macchine a vapore: è la prima trasformazione strutturale – relativa ai modi di fare cose – nell'epoca del Web. Produzione e consumo: da sempre i due fronti opposti dell'economia di mercato, al centro del dibattito economico e di politica industriale. Solo per fare un esempio: quante volte ci siamo chiesti se siano meglio politiche che favoriscano e accelerino la produttività e quindi l'offerta o sia meglio agire sul lato dei consumi? Ma è proprio qui la sfida che abbiamo di fronte: produzione e consumo sono sempre più convergenti". In effetti, la stampa a 3D e i laser cut non sostituiscono il ruolo e l'esperienza dell'artigiano, anzi ne amplificano la conoscenza e le possibilità produttive. In primo luogo in termini di progettazione, perché le nuove tecnologie fanno da moltiplicatore, permettendo di creare prototipi velocemente e di rendere le idee rapidamente materia. Ma poi solo la sapienza artigiana permetterà a quell'oggetto di prendere la strada dello stile e della cura dei dettagli, come ha espresso benissimo Stefano Micelli – che duetterà con Chris Anderson a San Francisco – nel suo libro Futuro Artigiano. Le nuove tecnologie potranno essere utili anche in termini di produzione perché permetteranno agli artigiani locali di avere a disposizione progetti replicabili in tutte le parti del mondo, grazie a banche dati paragonabili a quello che è ormai diventato a noi familiare, il mercato delle "APP". Questi progetti standard amplificano le potenzialità dell'artigiano che potrà personalizzare gli oggetti, producendoli anche manualmente o componendo pezzi "a mano" con componenti stampati. "C'è un altro fronte sul quale questa rivoluzione agirà, quello del consumo continua Piero Bassetti. La gente si abituerà ad avere prodotti sempre più su misura (dal Taylorismo al tailor-made), un'abitudine che rilancerà il saper fare artigiano anche per prodotti e industrie non direttamente toccate dalla rivoluzione digitale. Come spiega Chris Anderson, uno dei nostri lecturer a San Francisco, nel suo best-seller "La coda lunga", vi è molto più mercato nella personalizzazione che nella standardizzazione, vi sono molte più vendite potenziali nei prodotti personalizzati che non in quelli standardizzati. Il problema se mai è la profittabilità industriale, ma è un problema che questa nuova tecnologia sta in parte risolvendo". Le opportunità che nascono da questa tecnologia sono straordinariamente adatte all'Italia: il nostro Paese può tornare centrale a livello globale perché è riconosciuto internazionalmente come patria del bello e del saper fare; il nostro design è da sempre invidiato e imitato perché incorpora in sé gli elementi progettuali del designer insieme alle abilità manuali, la conoscenza progettuale e tecnica, un mix che le nuove tecnologie potenziano enormemente. La personalizzazione, la produzione in serie limitata, il prodotto che si rinnova continuamente sono gli altri elementi che rendono questa fase economica e tecnologica straordinariamente importante per il nostro Paese. Un'innovazione che incontra la responsabilità: come aggiunge Giovanni Lanzone (The Renaissance Link): "Le macchine che possono stare in ogni luogo e fare lo stesso prodotto (la configurazione aperta) contribuiranno in modo decisivo alla riduzione dello shipping dei prodotti inerti con un vantaggio incalcolabile per il consumo energetico e le emissioni di CO2". "Per il lavoro giovanile e la politica economica nel suo insieme si tratta di un'opportunità che non si può perdere conclude Piero Bassetti. E' il treno tecnologico che passa più vicino alla fermata Italia degli ultimi trent'anni. Dobbiamo investire nell'economia della bellezza, con politiche e formazione adeguate, ma anche per sfruttare quello che rappresenta un vero e proprio vantaggio competitivo dell'Italia. Basti pensare a quanto queste nuove tecnologie possano rappresentare uno straordinario volano per l'occupazione, rendendo attraenti le occupazioni artigianali più tradizionali perché sono oggi, finalmente e nuovamente, alla frontiera tecnologica; occorre naturalmente essere disposti a ripensarle in modo radicale. In questo senso, Fondazione Bassetti vuole essere un "acceleratore" nella misura in cui promuove questi fenomeni e una sorta di "incubatore" nella misura in cui li sollecita e li facilita". Making in Italy - Making in USA: "Artisanship, Technology and Design. Innovating with Beauty" è un progetto che nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Giannino Bassetti, il Consolato Generale d'Italia e l'Istituto Italiano di Cultura a San Francisco: incontri, eventi e dibattiti tra artigiani, makers e intellettuali italiani e statunitensi, cultori del bello ed esperti di nuove tecnologie, uniti nella definizione e realizzazione dell'economia della bellezza.
 
 

Convegno Inaz su lavoro e competitività

Economisti, imprenditori ed esperti di diritto del lavoro concordano:
al Paese serve un "salto di civiltà" che renda l'impresa un luogo in cui si producono valori e non conflitti, sul modello della Germania

Disoccupazione al 12% e uno scenario economico che non lascia intravedere margini di miglioramento: all'Italia serve uno slancio di competitività, ma quello che manca nel nostro Paese sono la coesione sociale e i rapporti corretti tra azienda, sindacati e politica. Su questo concordano gli economisti, gli imprenditori e i politici intervenuti al convegno "Idee per far ripartire il lavoro e le relazioni industriali" organizzato da Inaz lunedì 17 giugno a Milano. «Tutti devono mettersi in gioco con coraggio e creatività -ha spiegato Linda Gilli, presidente e AD di Inaz, introducendo i lavori- perché il tema del lavoro non può essere solo materia per specialisti, ma deve essere parte di una cultura comune». Inaz ha coinvolto l'economista Marco Vitale, che ha detto: «Bisogna fare un salto di civiltà. Abbiamo bisogno di un clima di convivenza civile se vogliamo recuperare competitività. Guardiamo alla Germania: là gli operai hanno, grazie ai loro sindacati, grande importanza all'interno dell'azienda, i nostri operai invece per far sentire la loro voce devono andare su una gru». Le differenze fra Italia e Germania sono state dibattute nella tavola rotonda con imprenditori che guidano realtà a cavallo fra i due Paesi. Lodovico Bussolati (AD Same Deutz Fahr) ha assicurato che la sua azienda è italiana e tale resterà, ma ha spostato investimenti dall'Italia alla Baviera anche per le migliori relazioni sindacali che ci sono oltreconfine: «In Germania, quando parliamo con i sindacati, al centro c'è sempre la crescita dell'azienda. In Italia invece ci si scontra con interessi ideologici e tensioni sindacali nazionali che non hanno a che vedere con lo sviluppo aziendale e il miglioramento delle condizioni di lavoro». Altro problema è stato denunciato da Claudio Pinassi (Ceo Eredi Gnutti Metalli): «I nostri concorrenti non sono in Cina o India, ma in Canton Ticino o in Carinzia, dove di certo il costo del lavoro non è basso. In questi paesi la burocrazia è snella e c'è certezza sulla normativa. È facile capire perché, fra Italia e Austria, uno scelga la seconda per investire». Sono intervenuti anche il giuslavorista Luca Failla (Founding Partner Lablaw), Rosella Milesi Saraval (presidente Ass. Amici di Edoardo), Umberto Bussolati Dell'Orto (Senior Partner Spencer Stuart) e Luca Meldolesi, economista ed ex presidente del Comitato per l'emersione del lavoro non regolare presso la Presidenza del Consiglio, per portare l'attenzione sugli effetti della Riforma Fornero e della Legge Biagi, oltre che sull'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Infine, l'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu ha invitato a non investire il governo Letta di aspettative irrealistiche ma a impegnarsi per migliorare il sistema: «Nessuna nuova normativa del lavoro e nessuna flessibilità ci aiuteranno se non affrontiamo i nodi della produttività e della domanda. In un momento di crisi come questo occorrono coesione politica e sociale, e noi non le abbiamo. La Germania sì».

www.inaz.it 

Politiche di remunerazione verso una maggiore trasparenza

I risultati del Say on Pay nel 2012 lasciano ben sperare per il futuro.
Il dissenso emerso genererà una reazione tra le società quotate e nelle prossime stagioni assembleari i risultati lo confermeranno.

Con l'introduzione nel TUF dell'art. 123-ter è stato stabilito che le società debbano predisporre ogni anno una relazione sulla remunerazione. La relazione, approvata dal consiglio di amministrazione, è sottoposta, per quanto riguarda la prima sezione contenente la politica della società in materia di remunerazione dei componenti degli organi di amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con responsabilità strategiche, nonché le procedure utilizzate per l'adozione e l'attuazione di tale politica, al voto dell'assemblea di approvazione del bilancio. Il 2012 è stato il primo anno in cui le politiche di remunerazione sono state sottoposte al voto degli azionisti e i risultati hanno dimostrato che l'Italia non è fanalino di coda in Europa. Anzi. Sotto diversi punti di vista la stagione assembleare del 2012 ha confermato la qualità del sistema di corporate governance del nostro paese, pur rimanendo irrisolte delle criticità. "Il sistema di corporate governance italiano credo sia tra i migliori al mondo" ha affermato subito Massimo Menchini, direttore corporate governance di Assogestioni, nel corso del suo intervento al Salone del Risparmio 2013, durante l'evento 'Il voto sulla politica in materia di remunerazione. Risultati ottenuti e risultati sperati…' che ha riunito gli interventi di Carmine Di Noia, vicedirettore generale di Assonime, Stefano Marini, Ceo corporate advisory, South Europe & Latin America di Georgeson, Massimo Belcredi, Ordinario di Finanza aziendale all'Università Cattolica del Sacro Cuore - Consigliere di amministrazione di ERG e Arca SGR, e Luigi Zingales, consigliere di amministrazione in Telecom Italia - Robert C. Mc Cormack Professor of Entrepreneurship and Finance - University of Chicago Booth School of Business. Durante la conferenza il livello informativo delle società italiane è stato elogiato da tutti i relatori che non hanno però omesso le criticità, sia dei risultati emersi nel primo anno di voto sulla politica in materia di remunerazione, sia del sistema di corporate governance in generale. Secondo Marini, ad esempio, è importante segnalare che nel 2012, se "si esclude il peso degli azionisti di maggioranza che in molte realtà italiane vizia i risultati dei voti, è evidente come un terzo degli investitori, soprattutto nei casi in cui si registra una forte presenza di istituzionali, abbia espresso un voto negativo alle politiche di remunerazione presentate". Voto che, ricordiamolo, non è vincolante ma comunque serve per esprimere un dissenso su un aspetto oggi considerato molto delicato. "Un dissenso che si è concentrato" ha continuato Marini "sull'impossibilità di ottenere la restituzione degli incentivi versati in caso di obiettivi aziendali non raggiunti, sulle metriche relative agli incentivi di breve periodo e, soprattutto, sulle indennità di fine rapporto". Vietato però pensare che l'Italia abbia ricevuto una bocciatura da parte degli investitori istituzionali. Come ha ricordato nel corso dell'evento Belcredi, non dobbiamo dimenticare che il 2012 era il primo anno e, se confrontiamo i risultati dei voti con gli altri paesi europei, "l'Italia è perfettamente in linea con gli altri mercati. Inoltre è dimostrato che il dissenso emerso al primo anno tende con il tempo a ridursi. Anche perché, è vero che il voto non è vincolante, ma una reazione la genera sempre, inevitabilmente". Una reazione che non determinerà una riduzione dei compensi, né uno spostamento del potere decisionale, ma piuttosto un "aumento della trasparenza", ha concluso Belcredi. Quest'ultimo è un elemento importante anche per Luigi Zingales che, pur ammettendo che l'Italia in termini di corporate governance sulla carta non ha nulla da invidiare ad altri paesi, ha ricordato come il nostro paese sia purtroppo noto per "le regole meravigliose", ma anche per "un'applicazione delle regole che lascia sempre un po' a desiderare". Per questo Zingales ha invitato tutti a tenere ben presente che il voto sulle politiche di remunerazione non risolve problemi come il conflitto di interesse oggi esistente quando il ceo è anche l'azionista di maggioranza. E non può risolvere il difficile compito di chi deve stabilire il livello di remunerazione di un ceo, sul quale incide anche la volatilità elevata dei mercati. "Il Say on Pay (così viene chiamato in inglese il voto sulle politiche di remunerazione, ndr) è dal mio punto di vista una forma di disclosure che deve essere sempre più semplice e sempre più comprensibile a tutti", ha affermato Zingales, che non dimentica il rischio che alcuni hanno più volte evidenziato nel dibattere sul say on pay: più aumenta la disclosure sulla remunerazione, più aumentano i vincoli, più i manager di qualità sceglieranno vie diverse. Ma Zingales, come anche gli altri relatori, condividono il pensiero espresso all'inizio dell'evento da Di Noia: "In Italia abbiamo una quantità di informazioni in materia di governance e di remunerazione molto abbondante. Abbiamo un sistema complesso di regole e di autodisciplina che sicuramente è molto interessante", la sua adeguata applicazione permetterà a tutti gli azionisti, in primis quelli istituzionali, di essere soggetti attivi nella valutazione delle politiche sulla remunerazione. E magari, aggiungiamo noi, eliminare quelle distorsioni ricordate da Zingales, come, ad esempio, la proliferazione dei ruoli manageriali nelle società quotate e quindi dei soggetti remunerati molto.
 
 

martedì 18 giugno 2013

Cellarius JRE 2006, il Franciacorta su misura

Presentata l'anteprima di Cellarius JRE 2006, il Franciacorta su misura

L'edizione limitata in assaggio al Congresso dei Jeunes Restaurateurs d'Europe

 

Il Congresso dell'Associazione Jeunes Restaurateurs d'Europe, in programma ieri e oggi al Tombolo Talasso Resort, è stato palcoscenico ideale per la presentazione in anteprima di Cellarius JRE, il Franciacorta Guido Berlucchi creato "su misura" per l'Associazione con il contributo indispensabile degli chef.

"Nel novembre 2012 abbiamo ospitato in Franciacorta l'assemblea JRE; in quell'occasione, una rappresentanza degli chef si è trattenuta a palazzo Lana Berlucchi, adiacente alle nostre cantine storiche", dice Arturo Ziliani, enologo e vicepresidente della Guido Berlucchi, che continua: "Qui, supportati da me e dal mio assistente, Ferdinando Dell'Aquila, hanno assaggiato una selezione di Franciacorta Riserva, selezionando un Blanc de blancs annata 2006 di grande carattere, proveniente da un lotto di sole 5mila bottiglie". Si tratta di uno Chardonnay in purezza ottenuto da uve spremute delicatamente (la resa in mosto è minima, pari al 35 per cento), e fermentato parte in acciaio e parte in barrique, dove ha beneficiato della malolattica e dell'affinamento sur lie. Dopo la preparazione della cuvée e l'imbottigliamento nella primavera 2007, il Franciacorta è stato riposto in catasta nelle cantine interrate di Borgonato, dove ha riposato per quasi 6 anni sui lieviti prima del dégorgement. All'assaggio, si rivela un Franciacorta Riserva dai vivi riflessi dorati, dal bouquet variegato, con importanti rimandi di frutta gialla e piccola pasticceria, dal gusto elegante e potente insieme, maturo, fruttato, cremoso. "La sboccatura è recente, ma Cellarius JRE beneficierà di altri 4 mesi di affinamento: sarà infatti disponibile a partire da settembre, e soltanto presso i ristoranti dei Jeunes Restaurateurs d'Europe", spiega Ziliani. "Durante la degustazione, gli chef hanno preferito la versione Pas Dosé: una scelta ardita e che condivido, capace di esaltare l'eleganza senza compromessi dei loro piatti creativi".

 

 

www.berlucchi.it

 

lunedì 17 giugno 2013

Alce Nero e Unione Italiana Ristoratori: una partnership tutta bio

L'accordo punta ad esaltare i sapori, la qualità e le proprietà nutrizionali dei principali prodotti Alce Nero, protagonisti di ricette esclusive appositamente realizzate da Igles Corelli e altri chef UIR.

Alce Nero, lo storico marchio di oltre mille soci agricoltori biologici in Italia e nel Mondo, annuncia di aver siglato un accordo all'insegna della cucina con ingredienti biologici buoni, sani e puliti con UIR. Al centro della collaborazione: la valorizzazione degli alimenti biologici Alce Nero, che nascono da un'agricoltura che rispetta la terra, l'ambiente e l'uomo. I prodotti Alce Nero non solo nutrono con gusto, ma sono anche realizzati con precise scelte sugli ingredienti, evitando ogni tipo di conservante, edulcorante, sostanza chimica che mascheri il sapore, oli saturi come quello di palma o addensanti come la pectina. Nata nel 1971, l'Unione Italiana Ristoratori è l'Associazione leader in Italia nella promozione della cucina italiana di qualità. La filosofia della ristorazione UIR si basa, principalmente, sulla valorizzazione dei prodotti del territorio di appartenenza di ogni associato. La scelta delle migliori materie prime, unitamente alla creatività dei cuochi, è fondamentale nella creazione di piatti che siano espressione della grande cucina che la UIR rappresenta. 
Dieci nuove video ricette d'autore realizzate all'insegna delle "quattro stagioni dei sapori", curate dall'estro creativo del celebre Igles Corelli, dal giovane ma già affermato Alessandro Deho' e dall'estroso e geniale Fabrizio Barontini, saranno presto disponibili sul sito alcenero.com.

"Abbiamo deciso di siglare questa collaborazione con l'Unione Italiana Ristoratori non solo per esaltare l'arte della buona cucina biologica e per offrire nuovi suggerimenti ai nostri fruitori ma anche per valorizzare il gusto e la bontà del nostro biologico", ha commentato  Nicoletta Maffini, Responsabile marketing Alce Nero e Mielizia SpA. "Questa partnership ci permetterà inoltre di avvicinarci ad un settore per noi di sicuro interesse che speriamo possa portare a nuove collaborazioni commerciali".

Infine, i prodotti Alce Nero saranno i protagonisti del menù della Serata di Gala UIR al Casinò di Campione d'Italia.

www.alcenero.com 

TotalErg premiata per la sua Governance societaria

TotalErg, azienda leader nel settore della distribuzione dei prodotti petroliferi, ha ricevuto giovedì scorso il premio "Ambrogio Lorenzetti" per la Governance delle Imprese.
Nella storica cornice del Politecnico di Milano, Stefano Pessi, Direttore Audit e Controllo Processi, ha ritirato il riconoscimento per la categoria "Società non quotate".

 

Il premio "Ambrogio Lorenzetti" per la Governance delle Imprese viene attribuito a imprese, istituzioni, Amministratori e Presidenti di CdA che hanno adottato buone pratiche per la Governance societaria e il Consiglio d'Amministrazione. Il riconoscimento intende premiare la capacità delle imprese di evolvere verso modelli di governo completi, equilibrati, funzionali all'innovazione e allo sviluppo.

"Fin dalla nostra nascita nel 2010 ci siamo impegnati a mettere in piedi un sistema di Corporate Governance particolarmente strutturato ed efficace"– ci racconta Claudio Spinaci, Amministratore Delegato di TotalErg – "Sono lieto che la qualità del nostro lavoro sia stata riconosciuta anche da un'importante e qualificata giuria esterna"TotalErg è tra i premiati per la categoria "Società non quotate" della seconda edizione del premio, organizzato da GC Governance Consulting, e ha ricevuto il riconoscimento giovedì scorso durante la cerimonia che si è tenuta al Politecnico di Milano, in compagnia di aziende quali Fiat Auto, Morellato, Luxottica e Gruppo Hera. Queste le motivazioni della giuria: "Allineandosi agli elevati standard delle società internazionali e di quelle quotate, ha realizzato un sistema di controllo interno particolarmente sofisticato, concepito come primario strumento di governo societario". "Il nostro modello si basa su un sistema di comitati nei quali le decisioni vengono discusse e condivise, su un frame work di controllo interno che si ispira al modello internazionale COSO ed una gestione dei rischi basata sul criterio della Risk tolerance – ci racconta Stefano Pessi, Direttore Audit e Controllo Processi, che ha ritirato il prestigioso riconoscimento. "Questo premio ci incoraggia a continuare sulla strada che abbiamo intrapreso. Abbiamo infatti già messo in moto i prossimi step che includono la gestione dei rischi integrata all'interno della gestione del piano, il completamento del sistema del controllo interno con la definizione della linee guida di Gruppo e la revisione del modello di costruzione del piano di audit. Siamo certi che esistano ancora margini per migliorare, considerato soprattutto il supporto e la spinta che il nostro Amministatore Delegato non ci ha fatto mai mancare", conclude Pessi.

 

venerdì 7 giugno 2013

ABB Italia: nuova stazione Turbocharging a Venezia

ABB, gruppo leader nelle tecnologie per l'energia e l'automazione, ha inaugurato lo scorso 29 maggio, in un recente complesso sito a Ballò di Mirano (VE) la nuova Stazione di Servizio per l'assistenza e la vendita di ricambi per turbocompressori, dedicata ai clienti del settore navale dell'area Adriatica e industriale (power generation) presenti nel Centro-Nord Italia e in particolare nel Nord-Est. La nuova struttura sostituisce - incrementandone gli spazi, la produttività e le possibilità tecniche - la precedente sede di Marghera. "Siamo molto orgogliosi di questa nuova sede e di tutto il team che ci lavora; negi ultimi anni il business in quest'area geografica è notevolmente aumentato e oggi affermiamo la nostra presenza nell'ottica di offrire un servizio sempre migliore ed efficiente per tutti i nostri clienti" ha dichiarato Edi Fior, Responsabile dell'Unità di Business italiana di ABB Turbocharging. "Ciò che conta in questo settore è garantire un servizio continuativo e di qualità per massimizzare la disponibilità di motori e impianti di generazione energetica.Siamo qui per essere più veloci e reattivi, rispondendo alle esigenze dei nostri clienti con alle spalle tutta la competenza e l'affidabilità che solo ABB può dare", ha aggiunto Agostino Marchiori, responsabile della nuova Service Station veneta. Con l'occasione, la nuova Service Station ha ospitato un evento clienti articolato in due giorni e allestito nell'officina della sede. L'idea di fondo è stata quella di far toccare con mano e vivere appieno un'esperienza in un'officina ABB Turbocharging per presentare il service team all'opera, spiegare le logiche di service con un mini tour dell'area di lavoro e creare un momento di condivisione con gli invitati per mostrare le più recenti tecnologie in materia di efficienza operativa delle turbosoffianti. ABB Turbocharging è presente sul territorio Italiano dal 1998, anno in cui è stata inaugurata la stazione di servizio di Genova. Negli anni successivi, la Local Business Unit si è ulteriormente sviluppata con l'apertura delle stazioni di servizio di Venezia, Napoli e Malta, conseguendo l'obiettivo di una più efficace e capillare copertura dell'area mediterranea, sia in ambito navale che terrestre. Oggi le 4 stazioni di servizio contano più di 60 addetti. L'unità Turbocharging Italiana è parte integrante della rete mondiale di oltre 100 stazioni di servizio che fa capo ad ABB Turbosystems, con sede a Baden, Svizzera.

 

ABB Turbocharging (www.abb.com/turbocharging) è leader mondiale nella produzione e manutenzione di turbocompressori per motori diesel e a gas compresi nel range   da 500 kW a oltre 80 MW. Con tecnologie di punta e soluzioni innovative, aiutiamo i clienti a ottimizzare la produttività riducendo le emissioni anche nelle applicazioni più complesse. Nel mondo attualmente operano circa 200.000 turbocompressori ABB: su navi, centrali di produzione di energia, diesel generatori, locomotive diesel e mezzi di movimentazione terra.


ABB (www.abb.it) è leader nelle tecnologie per l'energia e l'automazione che consentono alle utility e alle industrie di migliorare le loro performance, riducendo al contempo l'impatto ambientale.
Le società del Gruppo ABB operano in oltre 100 Paesi e impiegano circa 145.000 dipendenti.